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Booksitter: perché sto con i libri.

L’idea è questa: mi piacciono i libri. Romanzi, saggi, silloge di poesie, ricettario Bimby. Nessuna discriminazione di genere.

Leggo. Un sacco. E se anche a te si dilatano il tempo e le pupille con un libro in mano, beh, parliamone.

Leggere è una forma di dialogo

Recensioni, interviste, ricerche. Un melting pot di libri.

Chi sono

Nata altrove, vivo nel piacentino, dove passo gran parte del tempo in mezzo alla famiglia, alla natura e ai libri.

Come autrice di romanzi, di racconti e di traduzioni, mi sono ritrovata fin troppe volte a scrivere la mia biografia. Con una breve ricerca on line (digitate Irina Turcanu) ne vengono fuori fin troppe.

Non ho mai avuto l’occasione di redigere la mia biografia da lettrice, invece.

Alla tarda età di quattordici anni leggo per la prima volta un volume intero, un libro e un titolo che non hanno lasciato il segno. Forse si chiamava “Il mio amico il libro”. Ricordo in dettagli invece la mia seconda lettura, verso i sedici anni: “22 Indigo Place”. Lui indossava solo abiti neri. Mutande incluse. L’amore per i libri arriva, però, soltanto con il terzo incontro. “I demoni” e poi “Delitto e castigo”. Dell’ultimo non capisco nulla, per cui lo rileggo a distanza di anni.

“L’insostenibile leggerezza dell’essere” lo leggo prima in romeno, sei volte, a scadenza annuale, poi in italiano, altre tre volte. E ogni volta ho la sensazione di capire qualcosa in più che prima mi era sfuggito.

Quando compio diciotto anni, però, capisco che ho perso tempo. Ho letto troppo poco e non riuscirò mai a recuperare gli anni perduti. Incolpo ovviamente mia madre per questo. Leggeva sempre, mentre mangiavamo o le parlavo o camminava per casa. Non volevo essere come lei. Non è facile sfuggire ai modelli, però. Infatti, quando arriva l’audio libro, sono anche peggio di lei.

Con “11 Minuti” ho passato un sabato notte rifiutando un’uscita con gli amici, appena dopo la maturità, e con “Compendiul literaturii romane” ho passato diverse giornate, in poltrona, a letto, sull’autobus. Devoto-Oli sono amici con cui ho scambiato baci della buonanotte fino a cogliere certe sfumature dell’aggettivo “piccolo”.

Quando è arrivata la collaborazione con SulRomanzo (visitate il sito!) ero già in rehab, avevo recuperato Jules Verne, Fitzgerald, I Grimm, Nabukov, Novalis, Hesse.

In mezzo ai grandi, ho letto i piccoli. Pezzi di manoscritti, qualche volta anche in doppia lettura perché gli autori in cerca di un’occasione inviano il medesimo testo a tanti editori e io lavoravo per due in contemporanea.

Oggi mi sento di inaugurare una nuova figura professionale che va oltre il giornalista, il critico, l’opinionista, l’influencer.

Il/La booksitter. Per chi sta con i libri, e li cura, li capisce, li ama, li odia, li molla a metà, li consiglia, li condivide, li custodisce, li traduce, li rilegge, li scarabocchia, li macchia di the, li preferisce in ebook, li vuole solo in cartaceo.

Blog

Ancelle, Marte, Zie, Mogli ed Ecomogli. Le donne di Atwood

«La libertà di e la libertà da. Nei tempi dell’anarchia, c’era la libertà di. Adesso vi viene data la libertà da. Non sottovalutatelo.» Sono i tempi da Coronavirus che mi hanno spinta a scegliere questa frase da Il racconto dell’Ancella (ed. Ponte alle Grazie, trad. Camillo Pennati). Ne sono certa. Sono i limiti della libertà …

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