Pietra nera: un’avventura iniziatica

Pietra nera è il sequel, il secondo capitolo della saga. Il terzo, Alessandro Bertante lo ha tutto in testa, o lo ha già scritto ma serba il segreto. O forse no. Forse è solo un’idea.

Non vuole conoscere le domande prima delle presentazioni di libro, perché non gli piace addomesticare le risposte. Forse lo fa anche con le storie, lasciando loro la possibilità di sorprenderlo.

In attesa di sapere cosa succede dopo, a breve, la stessa Nottetempo ripubblicherà il prima, Nina dei lupi, romanzo finalista allo Strega e vincitore del Rieti. 

Pietra nera di Alessandro Bertante

Se non avete ancora letto Nina dei lupi, però, non c’è problema. Pietra nera è un’avventura iniziatica a sé stante: si può partire anche da qui. Protagonista è Alessio, il Figlio dei lupi, un ragazzo saggio e ponderato, più animale che umano data la sua capacità di fiutare il pericolo e di reagire scattante come un felino, astuto come chi è sopravvissuto o è nato in mezzo alla morte. Zara è altro. Non ha una meta, se non quella di restare viva, e quando Alessio la aiuta, gli rimane accanto, come uno specchio in cui riflettersi o, meglio ancora, un lago in cui non solo riflettersi ma dal quale trarre le sostanze essenziali per evolversi, per crescere, per mettersi alla prova. C’è qualcosa di primordiale nel loro incontro. 

Alessio ha una missione da portare a compimento, nel mentre, assieme a Zara, deve preoccuparsi anche di sopravvivere. Che non è cosa da poco. Dopo la Sciagura il mondo è venuto fuori mutilato, distrutto, post apocalittico. Il cielo è striato, le carcasse delle macchine, i pezzi di cemento, le ossa dei morti compongono il nuovo panorama. La natura è tornata più feroce che mai. 

Non solo. Ci sono più belve che umani, fatto che rende gli ultimi merce preziosa. E forse non è nemmeno la prima volta che succede nella storia dell’umanità. Quella di prima, perché in mezzo all’umanità post Sciagura, il termine va ridimensionato e ripensato. Gli unici umani sembrano nascondersi in piccole comunità, ai margini della disperazione, delle città in fiamme, ma anche in mezzo a una valle che si apre sorprendendo come uno scenario appartenente a un altro mondo

Alessandro Bertante

Oltrepassata la pianura con le sue temibili insidie e la città che brucia saccheggiata da guerrieri crudeli, dopo il ponte ferroviario arrugginito, si estende una specie di tregua. Un piccolo punto di vegetazione rigogliosa, dove l’uomo prova a tornare a essere umano, a resistere, a ricordare, a proteggersi, a ricrearsi in quanto comunità. Alessandro Bertante non la nomina mai, ma gli occhi attenti di chi la conosce la sa identificare. Valtrebbia. La valle più bella del mondo, secondo il giovane Hemingway. 

Lo stile è fresco, scorrevole, avvolgente. Dà spazio e tempo, non mette fretta nel raccontare questo nuovo mondo in cui un accendino può diventare merce di scambio e i ricordi sono un’ancora di salvezza. 

A leggere Pietra nera si resta sorpresi, non addomesticati, intrappolati in un’avventura che penetra oltre l’epidermide, raggiunge le vene, si mescola al sangue, e continua a scorrere per giorni. 

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