Nina dei lupi: otto motivi per leggerlo

Ci sono romanzi di cui si fatica a scrivere perché lo scrittore ha fatto scorrere in mezzo alle pagine una storia così viva, reale, intensa, straordinaria da rendere possibile una sola via: leggerlo. Ecco, per parlare di Nina dei lupi di Alessandro Bertante vorrei limitarmi a leggervi brani. Specie quelli a fianco ai quali ho aggiunto due o tre segni esclamativi, cuoricini simili all’omega greco e BELLO, tutto maiuscolo. 

Il rischio è quello di anticipare, di decontestualizzare e di togliere il piacere della scoperta. Mi limito a condividere i motivi per cui Nina dei lupi (Nottetempo Edizioni) è un romanzo da leggere

Nina dei lupi

Prima ragione: la lingua. Bertante sa rendere l’italiano elastico, poroso e ricco, lo trasforma in una specie di utero che si espande per contenere e nutrire le vicende di Nina, questa figlia dei lupi, questa bambina sopravvissuta alla Sciagura, alle nuvole basse e scure, ai cieli striati e minacciosi, al freddo del ruscello che separa il piccolo villaggio dei superstiti dalla montagna scura e spaventosa da dove si sente l’ululato dei lupi. 

Seconda ragione: perché potrebbe anche essere. La Sciagura è uno scenario probabile, una conseguenza delle azioni umane, della nostra noncuranza e del comportamento parassitario. O, se si resiste al disconforto del fatalismo e ci si lascia conteggiare da un blando raggio di ottimismo, la Sciagura appare come un monito. Alessandro Bertante ci dice fermiamoci, riflettiamo sulle nostre azioni, a fingersi sordi e ciechi abbiamo tutti qualcosa da perdere: il nostro mondo. 

Alessandro Bertante

Terza ragione: per la straordinaria avventura di sopravvivenza, per la scarica di speranza che si coglie tra le pieghe della storia di Nina, della forza di Diana, della straordinaria capacità di sopravvivenza degli esseri umani. 

Quarta ragione: per i dettagli che rendono Nina dei lupi un romanzo dolce e aspro allo stesso tempo. Tenero e tenace. Profondo e realistico. 

Quinta ragione: perché è un ritorno agli elementi essenziali dei primordi, prima ancora di ogni dio, di ogni santo e di ogni preghiera esaudita. C’è il mondo ancestrale intorno a Nina, che sussurra nenie e storie antiche, che profuma di erbe magiche, che sa di sofferenza, di perdita, di dolore e di lotta. 

Sesta ragione: perché ci si innamora di Nina. È solo una bambina quando la si incontra in mezzo alla tregua, al paradiso terrestre che suo nonno e una manciata di altri superstiti sono riusciti a creare. Una bambina piena di cicatrici nell’anima. È orfana, la accudiscono nonno Alfredo e nonna Marta, ha visto il suo bozzolo sciogliersi quando ancora non era pronta per affrontare la vita senza una protezione. Ci si innamora dei suoi silenzi, dei battiti del suo cuore, dei suoi inverni gelidi, della sua magrezza avvolta in abiti troppo grandi per il suo giovane corpo, della sua ribellione, della sua caparbietà, della sua forza vitale. Ci si innamora di Nina, la si sente pulsare nello stomaco assieme alla sua storia, ai lupi, all’uomo dei lupi. 

Settima ragione: perché il ritmo di Nina dei lupi è musica; chiarore cristallino. È un modularsi ora nel fragore di un ruscello di montagna ora nel suo fluire dolce poi nella tumultuosa corsa tra le rapide fino a raggiungere la cascata fresca e limpida che scorre in mezzo alle rocce. Si corre assieme a lui e bisogna raggiungere l’estuario per placarsi, bisogna leggere l’ultima parola dell’ultimo capitolo per darsi pace, poi chiudere il libro, girarlo con il titolo rivolto verso l’alto, sfogliare le prima pagine, rileggere Il principio. 

Ottava ragione: perché Nina dei lupi, pubblicato da Nottetempo, è una nuova edizione, revisionata, impreziosita, travolgente e precede, in senso cronologico, Pietra nera, il secondo capitolo della Trilogia del mondo nuovo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *