Dopo la pioggia: il tempo di una famiglia allargata

Tracy Farr è australiana e, prima di essere una scrittrice, è una scienziata. Infatti, il titolo originale del romanzo è The Hope Fault che, se non si conoscesse la professione dell’autrice, si potrebbe pensare che sia per colpa di Hope oppure la speranza di Fault e non la faglia neozelandese che porta il nome di Hope. 

Dopo la pioggia di Tracy Farr

Non ci sono colpe nel romanzo di Tracy Farr, pubblicato in Italia da UnoRosso con il titolo Dopo la pioggia. O, se ci sono colpe, l’autrice non le sottolinea e non le esalta. 

Quello che esalta, invece, è l’essere una eroina di tutti i giorni di Iris, una donna sulla cinquantina, con un figlio ventenne, Kurt, un ex marito fedifrago, Paul, risposato con l’amante, e con una nuova bambina ancora in attesa di un nome. Ha anche una nipotina, Iris, una teenager che non sopporta la crudeltà degli umani e che cerca affetto nonostante risulti scontrosa. Si chiama Luce ed è la figlia dell’ex cognata, nonché la miglior amica di Iris, Marta. 

Si trovano tutti riuniti sotto uno stesso tetto e, anche se a una prima vista potrebbe risultare impegnativo associare nomi e personaggi, nella lettura tutto scorre e si muove come su un palco scenico. Il palco è appunto la casa vacanze messa in vendita, a Cassetown, cittadina di fantasia, sulla costa orientale dell’Australia. 

Sono passati dieci anni da quando la famiglia di Iris, quella mononucleare, composta da lei, Paul e Kurt, si è sfasciata. Non è stato facile per nessuno, ancora meno per Iris, ma li ritroviamo in uno spazio privo di rancori, di delusione e di dolore. È lo spazio del dopo. Di un dopo la tempesta, in un certo senso, perché quella che scroscia sul tetto della casa vacanza, ora, è solo una pioggia. Insistente, restrittiva, fitta e fredda, ma è solo pioggia. 

Troviamo Iris come un punto fermo che, con ago e filo, ricama la sua famiglia elastica, allargata, estesa. Come un clan. È lei il sole, sebbene nessuno sembra se ne accorga. È lei che nutre tutti loro, che li accoglie, che li tiene uniti. Silenziosa e discreta, ma naturale nelle sue scelte. Non ci sono sensi di colpa da condividere, ma solo eventi, solo vite che si intrecciano. 

Oltre a Iris, c’è anche Rose. Non c’è fisicamente nella casa, ma è come la terra fertile che contiene tutti. Ha cento anni e la sua vita si srotola all’indietro, come un gomitolo di lana. È lei che c’entra con la Faglia di Hope, o con la Colpa della Speranza, o con la Speranza della Colpa. Anche se l’assenza del genitivo sassone nel titolo dà un’indicazione per poter interpretare al meglio il titolo originale. 

Nella vita di Rose, c’è stato uno scienziato e poeta e, con lui, una faglia che ha smosso la terra delle certezze sotto i piedi della donna. È una storia passata che sopravvive nei ricordi di Rose e tra le pagine di un libricino ritrovato nella casa vacanze. 

Ci sono molti dettagli nel romanzo che rendono la lettura accattivante e uno scambio di visioni sul mondo. Uno di essi è rappresentato dalla questione del tempo. Oltre alla struttura che si divide in tre parti, due delle quali (la prima e l’ultima) percorrono gli eventi in senso cronologico, e una parte centrale che va a ritroso, ci sono molte riflessioni dedicate alla percezione del tempo. Soprattutto alla questione dell’adesso e del fatto che questo sia la somma di numerosi e distinti adesso, ovvero di percezioni. L’adesso è il risultato di un insieme di percezioni. 

È un pensiero sottile, lo esprime Kurt, mentre dopo la festa, ancora con i postumi della sbornia, nota il suo adesso e quello di una sagoma che scorge in lontananza, nella baia. Ma è una riflessione che, se sviscerata, disincanta lo sguardo e ammorbidisce la rigidità di chi crede di avere la verità in tasca. 

Dopo la pioggia di Tracy Farr è un viaggio in cui i luoghi comuni si illuminano di nuova luce.