I geni del male: siamo cattivi per natura?

Più appassionante di un thriller o di un giallo, il libro di Valter Tucci, I geni del male, ti incolla alla pagina mentre passa in rassegna i momenti cruciali dell’evoluzionismo e ridimensiona le speranze di cui abbiamo investito la scienza, sopratutto la genetica. 

Uscito per Longanesi, il saggio di Valter Tucci riformula un’antica domanda e lo dichiara già nel sottotitolo. Cattivi si nasce o si diventa? La risposta non è immediata. L’analisi è ben dosata, ricca di dettagli, di esempi, di passaggi che spaziano dalla filosofia alla storia, alla psicologia, con uno sguardo fisso sulla genetica. 

I geni del male

Il quadro è complesso, molti dei nostri entusiasmi legati alla scienza si stanno ridimensionando in questi ultimi decenni. 

Ci aspettavamo che la scienza diventasse l’antica divinazione. Non doveva più interpretare soltanto le viscere, ma guardare in profondità, nei geni, per dirci chi sono i buoni e chi sono i cattivi. E non solo. 

Sappiamo qualcosa in più rispetto ai tempi delle divinazioni nelle viscere, addirittura sappiamo fare molte più cose di quanto riusciamo a comprenderne, ma non siamo ancora in grado di cogliere tutti i processi complessi e complicati che contraddistinguono la vita umana. A iniziare dal codice genetico. 

Valter Tucci

Sappiamo, per esempio, che il razzismo è uno sguardo pigro, che si ferma in superficie. Un po’ come dire, quello là è cattivo perché ha i capelli rossi. Per la genetica, il volto di Barack Obama e quello di Donald Trump hanno più elementi comuni di quello che si pensi. 

Non solo, è dubbia anche la superiorità maschile. I tanti scienziati, psicoanalisti, psicologi che spacciavano le femmine per maschi mancati, oggi si devono ricredere. 

Valter Tucci cita il biologo inglese Thomas Huxley che, nel 1864, «riportava di aver notato nei suoi studi che le circonvoluzioni cerebrali nelle donne sono più semplici rispetto a quelle degli uomini, un dato che a suo parere spiegava scientificamente l’inferiorità delle donne rispetto agli uomini». Eppure, la genetica va a fondo nella questione e dice che nell’ottica della sopravvivenza della specie «è proprio il genoma materno che […] ha avuto un ruolo più importante nell’evoluzione delle differenze tra maschi e femmine». Il cromosoma Y, quello che al liceo ci è stato spiegato di essere associato allo sviluppo dei testicoli e alla relativa mascolinizzazione dell’individuo, non ha passato momenti molto ricchi in questi ultimi tempi. Spiega l’autore: «nel corso degli ultimi trecento milioni di anni della sua evoluzione questo cromosoma del nostro genoma ha perso circa il 97% dei suoi geni». Da qui si può presumere che siamo meno aggressivi, bellicosi e violenti di quanto non fossimo trecento milioni di anni fa? 

Ipotesi

Di sicuro, a un certo punto il cromosoma X ha interrotto lo scambio armonico da una generazione all’altra con la controparte Y, portando alla «progressiva scomparsa della maggior parte dei geni» di quest’ultimo. 

Infatti, la questione con la cattiveria è complessa e ha molte variabili in gioco. 

Probabilmente in un determinato momento della preistoria è intervenuto qualcosa di non meglio definibile che ha provocato un cambiamento. Il primo effetto di questo cambiamento è stata la parola, il linguaggio. E proprio come i bambini piccoli che iniziano ad avere ricordi nel momento in cui cominciano a parlare, così l’umanità ha iniziato a passarsi le informazioni. Da allora in poi, per esempio, è diventato utile nell’economia della sopravvivenza aver paura per astrazione, in assenza di una minaccia reale. 

La paura prende la forma di una parola chiave, connessa alla difesa e all’attacco; è una delle emozioni scatenanti di un possibile gesto cattivo. Impulsivo o strategico che sia. 

La paura da sola non basta però per dividerci in buoni e cattivi, servono maggiori elementi che Valter Tucci analizza con attenzione guidando il lettore in un viaggio sorprendere e straordinario allo stesso tempo