Lettura esotica: Le avventure di un viaggiatore naïf

La traduzione del titolo mi appartiene perché non esiste al momento una versione italiana del libro che mi ha intrattenuta per una settimana. Ho riso, tanto, e allora ho pensato di coinvolgervi nella scoperta di un autore dotato di un umorismo straordinario. Ridere, pare, fa bene allo spirito.

L’edizione è romena e si intitola Le avventure di un viaggiatore naïf (Aventurile unui călător naiv) pubblicato da Lebada Edizioni. E, date le circostanze, invece di proporre una recensione, vi offro un assaggio di quanto Jan Cornelius scrive nel suo sorprendente libro.

Anticipo solo il fatto che la narrazione ricorda una specie di cyber-fiction o social-fiction, formata da un insieme di flash, di post più o meno lunghi in cui autobiografia e battute di spirito si mescolano sapientemente l’una all’altra. Ce n’è per tutti i gusti.

In apertura, troviamo il protagonista, Jan Cornelius, pronto a prendere un minibus e varcare i confini della Romania, in direzione Repubblica Moldova. Lo attendono per un incontro letterario poiché, di professione, Jan Cornelius scrive, traduce e si preoccupa di divulgare la cultura.

Le avventure iniziano a Chisinau, o meglio, appena prima, a Iasi.

Oggi sono arrivato a Iasi, dopodomani parto per Chisinau. Sono stato invitato a un festival letterario tramite il Goethe Institut. Mi sono recato oggi all’autostazione di Iasi per comprare un biglietto per la corsa delle 9, di martedì 17 settembre. Mi hanno guardato come fossi un alieno. In che senso un biglietto per martedì? In che senso per Chisinau? Per Chisinau i biglietti si vendono solo sul pullman. “E se ci fossero troppi passeggeri?”, mi sono chiesto. Forse si tira a sorte. O gli eccedenti vengono buttati fuori dal pullman lungo la strada. C’è un ufficio informazioni ma sulla porta c’è scritto a caratteri cubitali NON POSSEDIAMO INFORMAZIONI PER CHISINAU. E comunque, l’ufficio è chiuso. Quanto mi piace il teatro dell’assurdo! Pss! Silenzio! L’atto primo è incominciato.

Poi, le avventure proseguono con grandi soste a Düsseldorf, dove l’autore risiede, e brevi incursioni a Malta e a Bruxelles, in Egitto e in Polonia e in tanti altri posti, creando così un diario di bordo ironico e acuto.

Il sottotitolo recita Tra movimento e isolamento, per cui la parte finale accade all’epoca della pandemia.

Vi offro questo passaggio:

Fuggito in Germania all’inizio degli anni ’80, dovevo ancora completare gli studi universitari per cui, in parallelo, svolgevo diversi lavori nei cantieri, nei traslochi, come guardiano, verniciatore, e così via. Il lavoro come Reicher, cioè “annusatore”, è uno tra i più simpatici. Giravo la città con un camion e valutavo il grado di inquinamento in relazione a una determinata scala, basandomi sull’odore. In Romania, quando sentirono che lavori svolgevo, commentavano con un poverino, è scappato da dove stava bene e mo’ deve scavare i canali per i tedeschi! Meglio scavare i canali qui, piuttosto che scavarmi la fossa in quel sistema, ma di questo ho già raccontato un anno fa, soltanto che ora mi sono ricordato della questione dell'”annusatore”, poiché nell’odierna Romania il naso va di moda, una grande quantità di persone lotta per la libertà del naso, voglio mostrare il mio naso, ma quale Covid, signori, lasciatemi annusare! Il numero degli idioti è infinitamente superiore a qualsiasi numero si possa immaginare, da sempre e per sempre, Einstein diceva di dubitare che l’universo fosse infinito, ma non dubitava fosse infinita la stupidità. E ora mi dedico alla rilettura del libro di Gogol, Il naso, un racconto demenziale in cui il naso abbandona bruscamente la faccia a cui appartiene e se ne va, ti succederà lo stesso, se non indossi la mascherina!