Il mostro sacro: le leggende sono frutti postumi

Forse tranne poche eccezioni, le leggende nascono postume, acquistano grandezza, fioriscono passando di protettore in protettore, di biografo in biografo. Che sia colpa della memoria, la quale a ricordare vede le cose ancora più belle di quanto non fossero nell’attimo in cui le abbiamo vissute? Speculazioni. Certo è che di Wolfgang Amadeus Mozart ne sapevo meno di quanto pensassi — eppure ho visitato la sua casa a Salisburgo, ho mangiato i cioccolatini omonimi a Vienna, ho ascoltato CD e concerti live con le sue sinfonie, l’ho guardato bene ritratto su un grande quadro custodito nel museo d’arte della capitale austriaca, ho osservato — ritratta sullo stesso quadro — la sorella di cui sapevo si dicesse fosse molto talentata anche lei. 

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È così grande, così eterno il personaggio da immaginare eterna persino la sua vita terrena? Muore giovane, Mozart, me lo immaginavo vecchio, anzi, non lo immaginavo, lo davo per scontato. 

Lo ammetto, sarà un articolo ricco in domande e povero in risposte. L’unica risposta certa è quella che posso fornire a un’ipotetica domanda che suona così: consigli la lettura de Il mostro sacro di Remo Borgatti? Sì, la consiglio. E avverto: vi troverete catapultati a Vienna, sentirete anche i profumi sprigionati dalle caffetterie, dalle strade, di pochi anni fa e di secoli fa. Non disfatte le valige, Remo Borgatti è abile a tessere una rete di luoghi e di misteri che vi terrà in continuo movimento. Dall’Austria bisogna raggiungere la Sardegna, poi il nord Italia. 

I personaggi si intrecciano e si raccontano travolti da un mistero che risale a secoli fa e a un omicidio che si è consumato poche ore prima che il lettore venga catapultato in mezzo alla narrazione. 

Uscito per Oakmond Publishing, Il mostro sacro di Remo Borgatti è una lettura piacevole, scorrevole e curiosa poiché, di questo mostro sacro, di Mozart, si sono conservate moltissime zone d’ombra legate a una vita agitata, fatta di momenti altalenanti dal punto di vista economico, di amori clandestini, di una morte sospetta e una sepoltura insolitamente celere. Il teschio stesso di Mozart è stato trafugato? Ma a che pro? E quando nasce il mito intorno alla sua figura? 

È riduttivo raccontare quello che succede ai personaggi di Remo Borgatti perché si rischia di togliere il piacere della scoperta che si ha nel voltare le pagine e ritrovarsi davanti agli occhi scenari sorprendenti, personaggi coloriti e impenetrabili, figure munite di una vasta cultura e un gusto raffinato per i misteri della storia. Ci si può soltanto lasciar trasportare. 

Si percepisce solo uno slittamento di ritmo, se vogliamo, tra una prima parte che — ma qui entra in gioco il gusto personale — apre molte porte e stimola la curiosità attraverso chicche sulla vita di Mozart, sull’esistenza delle vipere in Sardegna, sul modo in cui Borgatti ti depista in quanto detective (confesso che a un certo punto ero sicura di aver risolto l’enigma del giallo, ma — e lì ho immaginato un sorriso ironico dipinto sul volto dell’autore — sono stata smentita poche pagine più tardi grazie a una frase che smontava la mia intuizione). Nella seconda parte, quella in cui i nodi vengono al pettine, sebbene ormai sei in trappola e devi sapere il perché di Mozart ai giorni nostri e chi è l’assassino, è come se si planasse su acque più quieti, torbide e attraenti, ma più quiete.