Noi siamo tempesta: il senso della collettività

È uscito per Salani e si intitola Noi siamo tempesta. Lo firma Michela Murgia ed è quella prospettiva sulla vita che spesso ci manca perché il collettivo, l’insieme, l’unione è abitudine e atteggiamento che ritorna forte e vigoroso solo nel momento del bisogno. Solo allora l’essere umano si ricorda che a essere soli si è vulnerabili.

L’idea è semplice. Così semplice che ti viene da pensare: come mai mi ero scordato che è così? L’umanità fa passi da gigante solo in mezzo alla storia, quando gli esseri umani si passano la conoscenza di mano in mano, un po’ come i 300 spartani che capiscono quando sia importante il lavoro comune contro il lavoro solitario, dispersivo, estenuante. Anche se a svolgerlo è il migliore, il più veloce, il più scattante di loro non sarà mai altrettanto efficace quanto quello svolto insieme.  

Noi siamo tempesta (audiolibro)

Noi siamo tempesta è una raccolta di racconti, di storie di eroi alternativi che non si identificano con un personaggio fuori dagli schemi, eccezionale, ma appunto solitario. 

C’è la nascita di Wikipedia, l’intelligenza di tante persone che mettono a disposizione le loro conoscenze per tramutarle in cultura condivisa. La più grande enciclopedia del mondo scritta non da accademici ma da una comunità. Un’idea folle, straordinaria, che ha reso la conoscenza accessibile a tutti. Che poi, gira e rigira, traduci e codifica finché vuoi, ma la conoscenza è potere, è libertà, a dispetto di quello che si crede comunemente e si esprime con espressioni popolari come «beata ignoranza». Aggiogante l’ignoranza, ecco una possibile revisione del modo di dire. 

Infatti, ricorda Murgia: sono state più le guerre vinte con la conoscenza che con le armi. Si pensi alla macchina di Turing, alle spie, ai messaggi codificati. 

Michela Murgia

Neppure la specializzazione è cosa auspicabile: gli insetti si specializzano. «Impara più cose che puoi», vien detto a Salvatore Lo Bianco da Dohrn. Ci troviamo a Napoli, sul finire dell’Ottocento, quando si pongono le basi della Stazione Zoologica che produrrà venti premi Nobel e scoperte scientifiche da capogiro. Un melting pot di scienziati e di finanziamenti che arrivavano da ogni parte del mondo e confluivano tutti in progetti ambiziosi grazie ai quali l’umanità ha cambiato il modo di guardare gli abissi, marini e non solo. 

È una storia più recente, invece, quella catalana. È il 2017 e ciò che spinge la Catalogna a muoversi all’unisono, sincronizzati come certi banchi di piccoli pesciolini che diventano un organismo unico, è il rifiuto della Spagna di permettere le votazioni. Ma sull’indipendenza della Catalogna si devono esprimere i suoi abitanti. Ne hanno il diritto, la corona non lo accetta. Non si può ordinare una grande quantità di scatole di cartone per poter votare. Non lo si può fare perché alla polizia spagnola è stato dato l’ordine di bloccare sul nascere qualsiasi tentativo di organizzare le votazioni. Quindi le fabbriche produttrici di scatole di cartone devono essere sorvegliate. Così ragiona chi vede il mondo al singolare, ma non chi lo coglie nella sua complessa struttura collettiva. Infatti, non servono scatole di cartone. Vanno benissimo le scatole di plastica, arrivate dalla Cina, richieste da destinatari diversi, in giorni diversi. Da fuori, sembra che la Catalogna si stia impegnando in un immenso cambio di stagione

A fianco al collettivo degli adulti, c’è quello dei bambini che, in Colorado, colpisce come un pugno che spacca in due le paure e la prudenza di chi pensa di aver colto il senso della vita e ora lo rispetta a distanza, ossequioso. Loro, invece, sono ottanta bambini e si rasano tutti la testa perché la loro compagna sta combattendo il cancro. Lo fanno per solidarietà, ma anche per devolvere alla ricerca quanto ricavato dalla vendita dei loro capelli all’industria delle parrucche. 

Noi siamo tempesta ha un ritmo travolgente

Lo confesso, mi sono commossa in più di un’occasione anche perché, a differenza delle altre volte, la scoperta del libro non è avvenuta in forma solitaria. Come in biologia, eravamo più di uno, ed eravamo pluri-. 

Questa settimana non ho avuto tanto tempo quanto avrei voluto per leggere, ecco perché, mentre le mani e gli occhi facevano altro, le orecchie e la mente ascoltavano la voce di Michela Murgia che mi diceva che Noi siamo tempesta