Venere in pelliccia: il piacere del dolore

Venere in pelliccia è un romanzo che risale al 1870, scritto dal giornalista e scrittore austriaco di origini ucraine Leopold von Sacher-Masoch dal quale deriva anche il termine «masochista». Il libro è disponibile in ebook, in audio libro e in forma cartacea pubblicato da diversi editori (inclusa una versione uscita per Mondadori).

La storia di Venere in pelliccia è semplice e curiosa. Il narratore, in visita per bere un the in compagna del suo amico Severin, nota un certo quadro e racconta di un suo sogno di una donna che identifica con Venere. C’è una specie di sovrapposizione tra il quadro di Venere e quello in cui sono ritratti Severin e una donna con frusta e pelliccia. 

È così che Severin decide di consegnare all’amico narratore un diario che racconta l’esperienza vissuta con una certa giovane vedova, ricca e bella. Wanda von Dunajew

Nel descrivere la donna Sacher-Masoch è un maestro, certi dettagli sono accurati come accurato deve essere lo scultore nel gesto di scalfire il marmo. La vedi, tu lettore, questa Wanda dalla voce squillante, dalla risata cristallina, dalle movenze leggiadre. La vedi anche quando si trasforma, solleticata dalle richieste di Severin. 

Wanda segue una filosofia di vita votata al piacere. Gli impegni non le piacciono, infatti, quando Severin le chiede la mano, lei rifiuta. Gli propone in cambio un anno di convivenza, un banco di prova per capire le compatibilità (ricordo che siamo nel 1870, quando esce il romanzo). 

Severin, senza mezzi termini, si offre come schiavo. Le consegna gli averi, firma un contratto in cui si trasforma in proprietà della bella Wanda, e anche una lettera di accompagnamento di un possibile suicidio. La sua amata ha diritto di vita e di morte su di lui. Secondo le leggi antiche della schiavitù. 

Il gioco è altalenante, conoscere i pensieri di Severin mette il lettore di fronte a certi interrogativi, si comprendono i meccanismi che lo tengono legato alla frusta della sua padrona. 

L’idillio tra Wanda e il suo schiavo conosce una battuta d’arresto nel momento in cui sulla scena appare il rude Alexis Papadopolis che strega la dominatrice, che umilia ancor di più lo schiavo Severin con frustate stimolando le risate della padrona. 

Wanda si innamora di Alexis e questo sentimento la mette in una posizione di debolezza, perde qualcosa del suo fascino di dominatrice, dettaglio che diventa la riprova che Wanda era sì dominatrice, ma solo in nuce. 

La riflessione diventa interessante nella misura in cui si aggiunge, alle conclusioni di Masoch, il fatto che la psicoanalisi definisca la donna come tendente al masochismo, anzi, per alcuni scienziati, la donna è geneticamente predisposta al masochismo fintanto che ha le mestruazioni, partorisce, viene deflorata (con tanto di rottura di imene, perdita di sangue e relativo dolore). Sembra che la donna sia geneticamente meno raffinata nella distinzione del tipo di piacere che sta irrorando il suo giardino neuronale, altamente confusa anche da un fattore organico: i ricettori periferici del dolore e del piacere sono gli stessi e questo fa sì che il dolore produca endorfina e quindi euforia.  

Di contro, l’uomo, geneticamente meno avvezzo al dolore, sarebbe più raffinato nel distinguere la fonte dell’euforia. 

Eppure, sono molti i martiri maschi (e del loro piacere del sacrificio estremo, Masoch dà un’interpretazione che ha stimolato molte riflessioni), gli artisti, i filosofi, gli scrittori (maschi) i cui personaggi raccontano di loro tendenze masochiste (in Zola, in Petrinio Arbitro, la leggenda narra anche di Aristotele a quattro zampe sulla cui schiena è seduta a cavalcioni Filde con una frusta in mano, lo stesso Masoch da cui il nome) da far sorgere il dubbio che la tendenza masochista femminile innata sia indotta. Una conseguenza dei demoni che abitano i fondali del mondo maschile. Demonizzare ciò che ti spaventa, una forza che non puoi controllare: non sarebbe la prima volta che gli uomini si comportano in questo modo, finendo per trasformare un vantaggio (resistere al dolore, confonderlo negli effetti con il piacere) in un difetto e producendo un’etichetta secondo cui il genere femminile propende alla sofferenza, al dolore, alla schiavitù. 

Wanda, la Venere in pelliccia, infatti impara a dominare, non è dominatrice nata. Lo impara, tuttavia, stimolando una certa predisposizione, una certa visione doppia secondo la quale riesce a trarre godimento sia dal piacere sia dal dolore.